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Theresa May: «Fuori da Ue futuro radioso»

04/10/2018

«I nostri giorni migliori devono ancora venire, il futuro è nelle nostre mani», ha assicurato ieri Theresa May, dichiarando che la Gran Bretagna fuori dall’Unione Europea avrà un futuro radioso, «pieno di promesse».

Nel suo discorso di chiusura del Congresso del partito conservatore a Birmingham, la premier britannica ha ostentato ottimismo sulle prospettive del Regno Unito dopo Brexit nel tentativo di unire un partito diviso e rafforzare il suo contestato ruolo di leader.

Ma Theresa May deve fare anche i conti con la mozione di sfiducia presentata a pochi minuti dal suo discorso di chiusura dal deputato del suo partito, James Duddridge.

La May è entrata ballando su una colonna sonora di “Dancing Queen” degli Abba, per mostrare che ha senso dell’umorismo e non è il “robot” o “Maybot” deriso dai suoi oppositori.

La May ha difeso i valori del partito conservatore, che crede «nel libero mercato, in un’economia libera, che mette al primo posto l’interesse nazionale» ma che è anche un partito «moderno che riflette la Gran Bretagna in tutta la sua diversità, che rispetta la tradizione ma non teme il cambiamento, che è patriottico ma non nazionalista, che crede nel business ma vuole che rispetti le regole, che crede nella meritocrazia. Il partito dell’unione, di quattro nazioni orgogliose, di tutto il nostro popolo. Non il partito di pochi o il partito di molti ma il partito di tutti quelli disposti a lavorare e a fare del loro meglio».

Martedì Boris Johnson, ex ministro degli Esteri diventato il principale rivale della May, aveva ottenuto ovazioni scroscianti con un discorso ai margini del congresso nel quale era tornato a criticare aspramente la strategia della premier su Brexit. Le proposte di Chequers sono «uno scandalo costituzionale» che porterebbe all’umiliazione della Gran Bretagna, ha detto Johnson. In seguito sono circolate voci che numerosi deputati conservatori vogliano costringere la May a fissare una data per la sua uscita di scena, preferibilmente subito dopo la data di uscita dalla Ue il 29 marzo 2019.

I negoziati su Brexit, che riprenderanno la settimana prossima, si sono arenati dopo che la Ue ha respinto le proposte che prevedono un allineamento della Gran Bretagna alla libertà di circolazione delle merci ma non delle persone, dei servizi e dei capitali.

La May si è impegnata ad avanzare a breve termine nuove proposte soprattutto sulla questione-chiave del confine interno irlandese.

Oggi la premier ha cercato di distogliere l’attenzione da Brexit e di puntarla sulle questioni «che interessano alla gente». Come “contentino” agli elettori, «per dimostrare alle famiglie che siamo dalla loro parte», la May ha annunciato che per il nono anno consecutivo non ci saranno aumenti delle tasse sul carburante nella finanziaria d’autunno. La mossa, che costa circa 9 miliardi di sterline all’anno al Tesoro, era stata sconsigliata dal cancelliere dello Scacchiere Philip Hammond perché troppo costosa.

Il fronte pro-Brexit all’interno del partito non è l’unico problema della May. La premier è stata anche criticata per la mancanza di idee nuove e una visione convincente del futuro soprattutto per i giovani, in netto contrasto con il partito laburista che è stato galvanizzato dal leader Jeremy Corbyn e dalle sue proposte radicali per una trasformazione economica e sociale del Paese.

La premier ha aspramente criticato il leader laburista, dichiarando che «milioni di persone che non hanno mai sostenuto i conservatori in passato sono disgustati da quello che Corbyn ha fatto al Labour. Vogliono sostenere un partito decente, moderato e patriottico». La «perdita di valori» del partito laburista è una «tragedia nazionale», ha detto la May: «Non dobbiamo mai permettergli di fare al Paese quello che ha fatto al partito».

Intanto, però, la premier deve fare i conti anche con la mozione di sfiducia presentata dal deputato del suo partito, James Duddridge.

L’esponente Tory ha formalizzato la mozione ufficiale di sfiducia contro la leadership della premier, inviando una lettera al comitato 1922, l’organismo del Partito incaricato di convocare l’elezione del leader in caso di raggiungimento di un quorum minimo di deputati richiedenti.

Quorum che per ora non risulta. «Io di norma sono un lealista» ha detto Duddridge, «tuttavia siamo arrivati a un punto in cui la lealtà cieca non è la strada giusta. Noi abbiamo bisogno di un leader forte, di qualcuno che creda nella Brexit, di qualcuno che possa portare a casa ciò per cui l’elettorato ha votato. E il primo ministro sembra incapace di fare questo».

 

(Articolo di Nicol Degli Innocenti, www.ilsole24ore.com)

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